Il cittadino, normalmente, ripone fiducia nel sistema bancario.

Preso dalle proprie vicende quotidiane, spesso non si pone certe domande e non sospetta i vizi di tale sistema.

Il vizio di fondo del sistema bancario, quello per cui siamo tutti in difficoltà al giorno d'oggi, fu individuato anni fa dal prof. Giacinto Auriti: il fenomeno del signoraggio.

 

https://www.youtube.com/watch?v=O6hmF-pKJ7o&feature=youtu.be&list=PLimc7jftHxGXQGnfmxa_wTk7lZIHEUriL&app=desktop 

 

Non è questa la sede per approfondire tale fenomeno: in sintesi lo Stato, rinunciando alla propria sovranità monetaria (che è e dovrebbe essere un corollario logico-giuridico dell'art. 1, comma 2, della Costituzione), si fa prestare denaro dalle banche centrali - in mano a società private, mosse da interessi privati.

Queste, per emettere denaro cartaceo e metallico, sostengono costi insignificanti (le spese per carta e inchiostro, in sostanza): tali costi rappresentano il valore intrinseco del denaro.

Il problema è che le banche centrali pretendono di riavere indietro il denaro che "prestano" non al valore intrinseco, bensì al valore nominale (cioè di facciata: 100 euro, 20 euro...) con gli interessi, creando un debito pubblico per definizione inestinguibile! di qui i continui aumenti delle tasse (che, al di là delle bugie dei politici, finchè dura il fenomeno del signoraggio non potranno mai essere realmente abbassate) e la qualità sempre più scadente ed insufficiente dei servizi pubblici, ai quali, in teoria, le imposte dovrebbero essere destinate...

Questo vizio, come una sorta di... "peccato originale", determina "a cascata" tutti gli altri vizi del sistema bancario.

Quel che preme evidenziare in questa sede, è che in Italia è statisticamente provato che due mutui su tre sono illegali, cioè stipulati in violazione della normativa antiusura (art. 1815 cod. civ.; art. 644 cod. pen.) e del divieto di anatocismo (art. 1283 cod. civ.): per non parlare della truffa sull'euribor (su cui si invita a documentarsi in rete, non essendo questa la sede per approfondimenti) e del lucro sulla data di valuta quando il cittadino versa un assegno sul proprio conto corrente (il cosiddetto "gioco delle valute", in virtù del quale il correntista che ha ricevuto un pagamento tramite assegno o bonifico perde giorni utili per la maturazione degli interessi attivi)...

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Il cittadino, normalmente, ripone fiducia nel sistema bancario.

Preso dalle proprie vicende quotidiane, spesso non si pone certe domande e non sospetta i vizi di tale sistema.

Il vizio di fondo del sistema bancario, quello per cui siamo tutti in difficoltà al giorno d'oggi, fu individuato anni fa dal prof. Giacinto Auriti: il fenomeno del signoraggio.

 

https://www.youtube.com/watch?v=O6hmF-pKJ7o&feature=youtu.be&list=PLimc7jftHxGXQGnfmxa_wTk7lZIHEUriL&app=desktop 

 

Non è questa la sede per approfondire tale fenomeno: in sintesi lo Stato, rinunciando alla propria sovranità monetaria (che è e dovrebbe essere un corollario logico-giuridico dell'art. 1, comma 2, della Costituzione), si fa prestare denaro dalle banche centrali - in mano a società private, mosse da interessi privati.

Queste, per emettere denaro cartaceo e metallico, sostengono costi insignificanti (le spese per carta e inchiostro, in sostanza): tali costi rappresentano il valore intrinseco del denaro.

Il problema è che le banche centrali pretendono di riavere indietro il denaro che "prestano" non al valore intrinseco, bensì al valore nominale (cioè di facciata: 100 euro, 20 euro...) con gli interessi, creando un debito pubblico per definizione inestinguibile! di qui i continui aumenti delle tasse (che, al di là delle bugie dei politici, finchè dura il fenomeno del signoraggio non potranno mai essere realmente abbassate) e la qualità sempre più scadente ed insufficiente dei servizi pubblici, ai quali, in teoria, le imposte dovrebbero essere destinate...

Questo vizio, come una sorta di... "peccato originale", determina "a cascata" tutti gli altri vizi del sistema bancario.

Quel che preme evidenziare in questa sede, è che in Italia è statisticamente provato che due mutui su tre sono illegali, cioè stipulati in violazione della normativa antiusura (art. 1815 cod. civ.; art. 644 cod. pen.) e del divieto di anatocismo (art. 1283 cod. civ.): per non parlare della truffa sull'euribor (su cui si invita a documentarsi in rete, non essendo questa la sede per approfondimenti) e del lucro sulla data di valuta quando il cittadino versa un assegno sul proprio conto corrente (il cosiddetto "gioco delle valute", in virtù del quale il correntista che ha ricevuto un pagamento tramite assegno o bonifico perde giorni utili per la maturazione degli interessi attivi)...

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Il divieto di stipulazione di interessi usurari nei contratti di mutuo e di finanziamento in genere, previsto dall'art. 1815 c.c., rappresenta un limite all'autonomia privata in ordine alla determinazione del tasso di interesse nelle obbligazioni pecuniarie. La norma, riscritta ad opera della Legge 108/96, fa riferimento alla principale tipologia di usura: l'usura pecuniaria ad interessi, in cui vi è la dazione di una somma di denaro contro interessi, ossia contro altro denaro ratealmente restituito. Le altre tipologie di usura (e precisamente l'usura pecuniaria non ad interessi, in cui vi è la dazione di una somma di denaro contro un vantaggio diverso dagli interessi, come ad esempio un bene immobile o un bene mobile o una somma di denaro successivamente corrisposta una tantum, non ratealmente, nonché l'usura reale, in cui non vi è la dazione di denaro, ma la consegna di un bene, mobile o immobile o l'esecuzione di una prestazione, contro interessi o altro vantaggio usurario) sono coperte dalla rescissione per lesione ultra dimidium, prevista dall'art. art. 1448 c.c. (nonché, sul versante penalistico, dall'art. 644 c.p. comma 3).

Prima dell'entrata in vigore della Legge 108/96, l'art. 644 c.p. sanciva la condanna di chi, approfittando dello "stato di bisogno" di una persona, si faceva dare o promettere da questa interessi o altri vantaggi usurari in corrispettivo della prestazione di denaro o di altra cosa mobile.

Il principio di fondo, ispiratore dell'attuale disciplina, è dato dall'irrilevanza, ai fini del perfezionamento del reato, dell'elemento rappresentato dall'approfittamento dello stato di bisogno: l'art. 644, comma 3, cod. pen., specifica che "la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari" (c.d. "usura oggettiva o presunta"). 

Nella sua originaria formulazione, prima dell'entrata in vigore della Legge 108/96, l'art. 1815 prevedeva la nullità parziale della sola clausola usuraria accompagnata dalla sostituzione automatica dell'interesse legale a quello usurario, in applicazione di quanto disposto dall'art. 1419, comma 2, c.c.. Mediante l'art. 1815, il legislatore del '42 da un lato, prevedendo la nullità parziale della clausola usuraria, intendeva impedire al mutuante il conseguimento del vantaggio usurario e, dall'altro, non prevedendo la nullità dell'intero contratto, intendeva tutelare il mutuatario, evitandogli la restituzione immediata dell'intera somma.

Nella sua attuale formulazione, l'art. 1815, comma 2, cod. civ., dispone: "Se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi".

Il mutuante, dunque, non ha diritto al percepimento di alcun interesse, così determinandosi la conversione ex lege del prestito da oneroso a gratuito.

Con la riforma intervenuta ad opera della legge 108/96, che ha riscritto sia l'art. 1815 cod. civ., sia l'art. 644 cod. pen., si conferma quell'orientamento dottrinale e giurisprudenziale secondo cui non esiste un'usura pecuniaria civile, distinta ed autonoma rispetto a quella penale: ciò in quanto l'usura pecuniaria ad interessi, prevista da tali norme, rappresenta un fenomeno unitario basato sul presupposto oggettivo del superamento del tasso-soglia usura da parte degli interessi pattuiti, non anche sul presupposto soggettivo dell'approfittamento dell'altrui stato di bisogno (che l'art. 644 ultimo comma n. 3 c.p. riduce a circostanza aggravante speciale).

Con la legge 108/96 si è individuato un limite entro il quale ricomprendere ogni forma di remunerazione del credito, a prescindere dalla natura corrispettiva, compensativa o risarcitoria degli interessi.

Gli interessi formano oggetto di un'obbligazione pecuniaria accessoria che si aggiunge ad un'obbligazione pecuniaria principale.

Secondo la causa, si distinguono gli interessi che assolvono una funzione remuneratoria, gli interessi che assolvono una funzione equitativa e gli interessi che assolvono una funzione risarcitoria. Assolvono una funzione remuneratoria gli interessi corrispettivi (previsti dall'art. 1282 cod. civ.), costituenti il corrispettivo del godimento del capitale altrui, vale a dire i frutti civili del denaro (art. 820, comma 3, cod. civ.); assolvono una funzione equitativa gli interessi compensativi (art. 1499 cod. civ.) riconosciuti a titolo equitativo, in quanto volti a compensare il venditore (-creditore) per il mancato godimento dei frutti di un bene già consegnato al compratore e non ancora pagato da quest'ultimo. Assolvono, infine, una funzione risarcitoria gli interessi moratori. Gli interessi moratori (art. 1224 cod. civ.) sono dovuti in caso di mora debendi, ossia di ritardo del debitore nell'adempimento di obbligazioni pecuniarie ed hanno una funzione risarcitoria, consistente in una liquidazione forfettaria minima del danno da ritardo nell'adempimento delle suddette obbligazioni.

L'art. 1, comma 1, D.LEGGE 394/00, di interpretazione autentica dell'art. 644 c.p., riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti "a qualsiasi titolo", e la relazione governativa che accompagna il decreto fa più esplicito riferimento a ogni tipologia di interesse, "sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio".

Sul punto la giurisprudenza è pacifica: " s'intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori" (ex plurimis, nel senso che la disciplina normativa di cui agli artt. 644 c.p. e 1815 c.c. è applicabile a tutti i tipi di interesse, indipendentemente dalla relativa classificazione, vedasi Trib. Udine, 26 settembre 2014; Cass. N. 350/2013; Cass. n. 5324/03; Corte Cost. n. 29/2002; Cass. n. 8742/01; Cass. 5286/00; Cass. n. 4251/92).

Resta ferma la non cumulabilità, ai fini della verifica del rispetto del tasso-soglia, degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori (ex plurimis, Trib. Milano, 18.11.15 e Trib. Milano, 28.01.14, www.expartecreditoris.it), posto che i due tipi di interessi attengono il primo alla fase fisiologica del rapporto contrattuale (gli interessi corrispettivi, come si è detto, hanno funzione remuneratoria del capitale concesso in prestito), mentre invece il secondo (che ha funzione risarcitoria, consentendo una determinazione anticipata e forfettaria del danno derivante dal ritardo nell'adempimento delle obbligazioni pecuniarie) viene in rilievo soltanto nella fase patologica del rapporto stesso. Si somma lo spread del tasso di mora (in pratica la differenza tra interessi moratori ed interessi corrispettivi) agli interessi corrispettivi. 

Tale principio resta immutato anche alla luce della recente ordinanza Cass. n. 23192/17. A ben guardare, infatti, tale ordinanza non fa che ribadire il costante orientamento della Corte di cassazione, secondo cui qualora gli interessi moratori al momento della stipula del contratto di mutuo superino il tasso soglia usura, non è dovuto alcun tipo di interesse, nè moratorio, nè corrispettivo, anche se quest'ultimo sia stato convenuto nei limiti della soglia.

Resta, infine, controversa la questione relativa alle conseguenze dell'eventuale riscontro dell'usurarietà del tasso previsto per gli interessi di mora. Secondo parte della giurisprudenza, infatti, qualora il tasso di mora risulti superiore al tasso soglia, non è dovuto alcun interesse ex art. 1815 c.c. (v., ad es., App. Venezia 18/02/2013, n. 342 in www.ilcaso.it); di contrario avviso altre pronunce di merito (Trib. Napoli, ord. 28/01/2014, in www.expartecreditoris.it; Tribunale di Reggio Emilia 24/02/2015), che, invece, hanno ritenuto che il riscontro del carattere usurario della clausola relativa agli interessi di mora, rende invalida solo tale pattuizione. Con la conseguenza, in tale ultima prospettiva giurisprudenziale, che  la declaratoria di nullità di cui all’art. 1815 c.c., che interviene in caso di rilevata usurarietà del tasso di mora, non consente di travolgere anche la pattuizione degli interessi corrispettivi, laddove questi, isolatamente considerati, siano rispettosi del tasso soglia.

Spesso nei contratti di finanziamento è inserita la "clausola di salvaguardia", volta a limitare al tasso soglia antiusura il tasso di interesse convenuto. Tale clausola viene frequentemente riferita al tasso di mora.

Orbene la giurisprudenza di merito (cfr. Tribunale di Benevento, 30.12.2015) ha statuito che tale clausola non vale ad evitare le conseguenze del superamento del tasso soglia al momento della conclusione del contratto.

Per quanto riguarda la giurisprudenza di legittimità, Cass. 12965/16 ha statuito che se il tasso di mora è usurario al momento della pattuizione, la clausola di salvaguardia è nulla.

Nello spirito della legge n. 108/96 si vuole evitare non solo che siano riscossi, ma anche che siano promessi tassi usurari.

* * * 

VERIFICA DELL'USURA

La Legge 108/96 ha modificato significativamente il testo dell'art. 644 c.p., integrando la locuzione "interessi" (di cui al primo comma dell'art. 644 c.p.) con la nozione di costo complessivo del credito al netto di imposte e tasse, calcolato in percentuale annua rispetto al capitale erogato: il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) o ISC (indicatore sintetico di costo). Tale nozione è ricavabile dal secondo comma della norma citata: "per la determinazione del tasso di interesse usurario [cioè per la verifica del superamento del tasso-soglia usura] si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito". 

In sintesi, il parametro di verifica del superamento del tasso-soglia usura, ai fini della valutazione di usurairetà di un contratto di credito, è rappresentato non solo dal tasso di interesse nominale semplice (TAN: tasso debitore nominale per anno, calcolato in percentuale annua rispetto al capitale erogato), ma altresì dal TAEG. 

L'art. 2 della legge n. 108/96 stabilisce il processo di determinazione del Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM), da cui è ricavabile il cosiddetto "tasso-soglia" usura, ossia il limite oltre il quale gli interessi pattuiti tra banca e cliente si presumono usurari. 

Si tratta, in sostanza, della media dei tassi applicati sul mercato dalle banche e dagli intermediari finanziari. 

Ai sensi di tale norma, il Ministero dell'Economia e delle Finanze procede annualmente con decreto, sentita la Banca d'Italia, alla classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee: a distinte categorie omogenee di operazioni creditizie - come risulta dal sito internet del Ministero dell'Economia e delle Finanze - corrispondono distinti Tassi Effettivi Globali Medi e, quindi, distinti tassi-soglia. 

Dal 14 maggio 2011 il tasso-soglia usura, vale a dire il limite oltre il quale gli interessi si presumono usurari, viene calcolato aumentando il Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) di un quarto, cui viene aggiunto un margine di ulteriori quattro punti percentuali. La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali (vedi Comunicato del Dipartimento del Tesoro del 18 maggio 2011). Tale metodo di calcolo è stato introdotto dal d.legge 70/2011, che ha modificato l'art. 2, comma 4 della legge 108/96, che determinava il tasso soglia aumentando il TEGM del 50 per cento.Quindi ad esempio se il TEGM è pari all' 8,50%, per calcolare il tasso-soglia occorre aumentare tale tasso di 1/4 ed aggiungere 4 punti percentuali: si avrà, pertanto, 8,50% + 2,125% + 4% = 14,62%, quale tasso-soglia.

Il TEGM risulta dalla rilevazione effettuata ogni tre mesi dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, sentita la Banca d'Italia.

Le tabelle dei TEGM sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale, sui siti della Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

In sostanza il TEGM, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, si riferisce agli interessi annuali praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari per operazioni creditizie della stessa natura.

La classificazione delle operazioni creditizie per categorie omogenee, che tiene conto della natura, dell'oggetto, dell'importo, della durata, dei rischi e delle garanzie è effettuata ogni anno dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, che affida alla Banca d'Italia la rilevazione dei dati.

 (fonte: https://www.bancaditalia.it/compiti/vigilanza/compiti-vigilanza/tegm

Il TEGM (tasso effettivo globale medio), dunque, è la media di tutti i tassi effettivi globali (TEG) rilevati per ogni categoria omogenea di operazioni di finanziamento (prestito personale, mutuo a tasso fisso, mutuo a tasso variabile, ecc). 

Il TEG, è il tasso effettivo globale del singolo contratto di finanziamento. 

Il TAEG (tasso annuo effettivo globale), infine, come si è già detto, è il costo totale del credito, calcolato in percentuale, su base annuale, rispetto al capitale erogato. Il costo totale del credito comprende gli interessi e tutti gli altri costi, inclusi eventuali compensi di intermediari ed escluse imposte e tasse. Esso non va confuso con il Tasso Annuale Nominale (TAN), ossia con il tasso di interesse calcolato in percentuale su base annuale rispetto al capitale erogato.

BREVE ANALISI DEL REATO

Sotto la denominazione di usura, l'art. 644 cod. pen. prevede:

1) l'usura, consistente nel fatto di << chiunque, fuori dei casi previsti dall'art. 643 co. pen. [l'usura ha carattere sussidiario, trovando applicazione soltanto quando non ricorrano gli estremi del reato di circonvenzione di incapace di cui all'art. 643 cod. pen. - n.d.r.], si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sè o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari>>;

2) la mediazione usuraria, consistente nel fatto di << chi, fuori dei casi di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro o altra utilità, facendo dare o promettere, a sè o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario>>. 

L'usura è un delitto con la cooperazione artificiosa della vittima, in cui, cioè, la vittima contribuisce a produrre il risultato patrimoniale per lei pregiudizievole, vale a dire un atto di disposizione patrimoniale per lei svantaggioso e per altri vantaggioso. Trattasi di reato monosoggettivo, non plurisoggettivo improprio: chi dà o promette compensi usurari è vittima, non coagente necessario. Di conseguenza, in questa prospettiva, l'usura costituisce non un reato-contratto, bensì un reato in contratto, essendo incriminata non la conclusione del contratto, bensì la condotta di sfruttamento della condizione di inferiorità economico-contrattuale della vittima.

Secondo altra tesi, invero, l'usura costituisce un reato-contratto. 

Circa l'elemento oggettivo, la condotta consiste nella stipulazione di un contratto a prestazioni corrispettive attraverso il quale l'usuraio, in cambio della propria prestazione di denaro o di altra utilità, si fa dare o promettere dalla vittima, per sé o per altri, interessi (nell'usura pecuniaria ad interessi) o altri vantaggi usurari (nell'usura pecuniaria non ad interessi, o nell'usura reale). Presupposto della condotta resta comunque la situazione di inferiorità economica di uno dei due contraenti, da intendersi quale condizione di menomata autonomia e di diminuita forza contrattuale, per l'impossibilità di accedere, a condizioni più favorevoli, ad una prestazione corrispondente a quella offerta dall'usuraio; ad esempio per l'incapacità di fornire alla banca sufficienti garanzie (così, in dottrina, F. Mantovani).

Perfezione si ha nel momento e nel luogo della dazione (se questa non è preceduta dalla promessa: nel qual caso l'usura si configura come un reato di danno) o della promessa (se questa è seguita dalla dazione: in tal caso l'usura si configura come un reato di pericolo).

Nel caso della dazione non preceduta dalla promessa, si ha reato di danno, mentre invece, nel caso della promessa di pagare costi usurari (anche se poi seguita dalla dazione), si ha reato di pericolo. 

Consumazione si ha quando il delitto, già perfetto nei suoi elementi costitutivi, raggiunge la sua massima gravità concreta. Così, nel caso del versamento rateizzato di interessi usurari, per effetto dell'unica pattuizione iniziale, il delitto di usura (configurantesi come delitto a condotta frazionata), si perfeziona con il versamento della prima rata e si consuma con il versamento dell'ultima rata. Come è pacifico in giurisprudenza, l'usura è un reato a schema duplice, perfezionandosi con la sola accettazione della promessa degli interessi o degli altri vantaggi usurari non seguita dalla effettiva dazione degli stessi (quindi al momento della stipulazione) e consumandosi con la suddetta dazione (quindi al momento della dazione). Si veda, in particolare, Cass. pen. 45090/14, in questo sito web, nella sezione GIURISPRUDENZA.

Si veda, inoltre, Cass. pen. n. 38812/08: "il delitto di usura si configura come un reato a schema duplice, costituito da due fattispecie - destinate strutturalmente l'una ad assorbire l'altra con l'esecuzione della pattuizione usuraria - aventi in comune l'induzione del soggetto passivo alla pattuizione di interessi od altri vantaggi usurari in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, delle quali l'una è caratterizzata dal conseguimento del profitto illecito e l'altra dalla sola accettazione del sinallagma ad esso preordinato. Nella prima il verificarsi dell'evento lesivo dei patrimonio altrui si atteggia non già ad effetto del reato, più o meno esteso nel tempo in relazione all'eventuale rateizzazione del debito, bensì ad elemento costitutivo dell'illecito il quale, nel caso di integrale adempimento dell'obbligazione usuraria, si consuma con il pagamento del debito, mentre nella seconda, che si verifica quando la promessa del corrispettivo, in tutto o in parte, non viene mantenuta, il reato si perfeziona con la sola accettazione dell'obbligazione rimasta inadempiuta. Ne deriva, in tema di prescrizione, che il relativo termine decorre comunque dalla data in cui si è verificato l'ultimo pagamento degli interessi usurari (Cass. n. 33331/11; Cass. 2^ 10.12.03 n. 11837, depositata 11.3.04, rv. 228381; Cass. 2^ 30.4.99 n. 6015, depositata 12.5.99, rv. 213380)". Il dies a quo del termine prescrizionale, se alla promissio non segue la datio degli interessi usurari, coincide dal momento della promissio.

Circa l'elemento soggettivo, trattasi di reato comune (soggetto attivo è "chiunque") a dolo generico: la norma, infatti, richiede la coscienza e volontà di stipulare un contratto a prestazioni corrispettive attraverso il quale farsi dare o promettere, per sé o per altri, interessi o altri vantaggi usurari, come corrispettivo della dazione di denaro o di altra utilità.

L'usura è un reato plurioffensivo: l'oggetto giuridico, infatti, è costituito dall'interesse patrimoniale della vittima e dalla libertà di autodeterminazione negoziale del contraente in condizione di debolezza economica, nonchè dal corretto svolgimento del mercato creditizio.

 * * *

Per quanto riguarda, infine, il problema di individuare il momento cui fare riferimento per qualificare come usurari gli interessi pattuiti nell'ambito dell'usura pecuniaria ad interessi, a fronte delle oscillazioni interpretative tra la tesi della "promissio", secondo cui occorre far riferimento al momento genetico della stipulazione del contratto di finanziamento (dato il tenore letterale dell'art. 1815 comma 2 cod. civ.) e la tesi della "datio", secondo cui occorre far riferimento al momento funzionale dell'esecuzione del rapporto contrattuale, cioè al momento del versamento della singola rata degli interessi (dato che il delitto di usura pecuniaria ad interessi, come precisato, è un reato a condotta frazionata o a consumazione prolungata) l'art. 1 del decreto Legge 394/2000, convertito nella LEGGE 24/01 (legge di interpretazione autentica), ha accolto la tesi della promissio.

* * *  

Secondo la tesi più accreditata in dottrina, nonchè secondo la Cassazione penale (si confronti, ad es., Cass. pen. n. 46669/11) le commissioni di massimo scoperto applicate dagli Istituti di credito nei contratti di affidamento di credito in conto corrente conclusi prima dell'entrata in vigore della Legge n. 2/2009 (1/01/2010), devono essere computate nel calcolo del TEG ai fini della verifica del superamento del tasso-soglia usura, nonostante le due recenti sentenze nn. 12965/16 e 22270/16 della Cassazione civile, di segno opposto.

Ciò in quanto il legislatore non ha delegato nè il Ministero dell'Economia e Finanze, nè tantomeno la Banca d'Italia, ad adottare il metodo di calcolo ai fini del superamento del tasso soglia antiusura e, dunque, ad indicare ciò che rientra e ciò che non rientra nel calcolo del TEG. Le circolari della Banca d'Italia non costituiscono fonti di produzione del diritto e non possono in alcun modo derogare alla fonte legislativa di rango primario. Dispone, infatti, l'art. 644, comma 4, cod. pen.: "per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito". 

Sul punto sarebbe auspicabile, per fare chiarezza, una pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite. 

Ed infatti l'Ordinanza della Suprema Corte n. 15188, depositata in data 20 giugno 2017, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione dell'inclusione della commissione di massimo scoperto nel calcolo del TEG.